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2009 dal 5 al 12 Aprile

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L'ARGOMENTO DI OGGI

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dai GIORNALI di OGGI

METANO:

CRISI, DEPOSITI, CONSUMI

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2009-01-08

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Dalessandro Giacomo

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L'ARGOMENTO DI OGGI

 

 

Dal SITO INTERNET DEL SOLE 24 ORE

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/01/italia-scorte-gas-metano.shtml?uuid=a4fce564-dd57-11dd-b013-bb37ed44c11d&DocRulesView=Libero

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/01/depositi-consumo-metano.shtml?uuid=6421299e-dc97-11dd-ada3-87835913bc64&DocRulesView=Libero

 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/01/principali-gasdotti-russia.shtml?uuid=cc6e0b38-dc93-11dd-ada3-87835913bc64&DocRulesView=Libero

 

 

CORRIERE della SERA

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http://www.corriere.it

2009-01-08

Mercoledì sera Telefonata fra i presidenti ucraino Yushchenko e russo Medvedev

Gazprom: "Pronti a riprendere forniture quando arriveranno osservatori Ue"

Il presidente dell'Europarlamento: "Potrebbero partire per l'Ucraina già in serata"

(Reuters)

(Reuters)

BRUXELLES - La Russia è pronta a riprendere le forniture di gas all’Europa non appena gli osservatori Ue arriveranno in Ucraina. Lo ha annunciato il presidente di Gazprom, Alexei Miller, dopo un incontro a Bruxelles con il presidente del Parlamento europeo, Hans-Gert Pöttering, secondo il quale gli osservatori (un'idea del cancelliere tedesco Angela Merkel) potrebbero partire "già in serata". "Il volume di gas sarà ripristinato al 100%", ha aggiunto Miller. La società ucraina Naftogaz "garantisce di pompare il totale del volume ricevuto, a condizione che Gazprom garantisca e fornisca gas tecnologico affinché il sistema di transito dell'Ucraina funzioni", ha detto il presidente Oleh Dubyn.

Pare quindi destinata a risolversi l'ennesima disputa sul metano tra Russia e Ucraina dopo la "litigata" di mercoledì. Ieri sera c'era stata una telefonata fra i presidenti ucraino Viktor Yushchenko e russo Dmitri Medvedev, che aveva preceduto i colloqui notturni fra i rappresentanti di Gazprom e dell'ente energetico ucraino Naftogaz.

OSSERVATORI - Miller ha spiegato che Gazprom ha già inviato una lettera ai suoi clienti europei invitandoli a partecipare alla missione Ue e ha annunciato che dieci hanno già risposto favorevolmente. Il presidente dell’azienda del gas russa ha aggiunto che oltre alle compagnie europee nella missione ci saranno i rappresentanti dei ministeri dell’Energia russo e ucraino e della Commissione europea.

VERTICE A BRUXELLES - Miller e il vice presidente di Naftogaz, Igor Didenko, accompagnati da funzionari dei propri governi si sono incontrari separatamente a Bruxelles con i vertici Ue per risolvere la vicenda. I ministri europei dell'Energia terranno nella capitale belga un vertice straordinario lunedì 12. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha ribadito che "l'Italia ha 14 miliardi di metri cubi di gas immagazzinati: ne abbiamo consumati due e riteniamo di poter riuscire a sopperire la crisi". Scajola ha reso noto inoltre che il governo ha rivisto la decisione non estrarre gas dai fondali dell'Adriatico.

 

08 gennaio 2009

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2009-01-08

Il ministro: "Garantiremo rifornimenti a imprese e famiglie. Riserve per 2 mesi"

Incontro tra l'Autorità Ue, la Commissione e i vertici di Naftogaz e Gazprom

Gas, Scajola: "Nessun allarme per l'Italia"

Bruxelles: "Mosca e Kiev stanno trattando"

Il presidente del Parlamento europeo: "Vogliamo una soluzione subito"

Il numero uno di Gazprom: "Forniture appena osservatori Ue in Ucraina"

Gas, Scajola: "Nessun allarme per l'Italia" Bruxelles: "Mosca e Kiev stanno trattando"

ROMA - "La situazione per l'Italia non è di emergenza". La rassicurazione del ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola giunge dopo la riunione del Comitato di emergenza sul gas che ha analizzato lo scenario delle forniture di metano dalla Russia dopo che si è riaperta la "guerra del gas" tra Mosca e Kiev. Intanto, la via diplomatica incentivata dalla Ue va avanti: a Bruxelles si è svolta una riunione tra l'Autorità Ue, la Commissione e i massimi responsabili di Gazprom e Naftogaz, le due società coinvolte nel contenzioso.

Ue: "Subito una soluzione". Al termine dell'incontro con i vertici delle società il presidente del Parlamento europeo Hans Poettering è stato più chiaro con il presidente di Gazprom sulla partenza immediata degli osservatori europei per l'Ucraina. "Vogliamo una soluzione subito e siamo pronti a inviare gli osservatori che dovrebbero partire oggi se possibile". Immediata la replica del numero uno di Gazprom, Aleksei Miller: "Il nostro accordo con l'Unione europea è che quando gli osservatori arriveranno in Ucraina e avranno accesso ai siti interessati, noi riprenderemo immediatamente le forniture di gas verso l'Europa, al cento per cento".

Gazprom, sì a una commissione di monitoraggio. Miller, che oggi a Bruxelles ha incontrato anche il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, e il numero uno di Naftogaz Ukraini, Oleh Dubyna, ha spiegato che Gazprom ha accettato la proposta di una commissione internazionale di monitoraggio della quale faranno parte anche osservatori delle principali compagnie europee di gas, nonché i ministri dell'Energia russo e ucraino e rappresentanti della Commissione europea. Miller ha spiegato che l'idea di creare una commissione di monitoraggio è nata in seguito a una telefonata ieri tra il premier russo Vladimir Putin e la Cancelliera tedesca Angela Merkel.

"Situazione delicata, ma no rischi". "Sicuramente il gas russo è importante - ha spiegato Scajola - e qualora questo venisse a mancare per un lungo periodo sicuramente sarebbe un problema, ma dobbiamo tenere presente che la Russia ha interesse a vendere il suo prodotto e che l'Europa si è mobilitata. L'Ucraina, poi, ha accettato la presenza di tecnici europei nel suo territorio". Anche l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha confermato che "la situazione è tranquilla". Le riserve "sono ai massimi storici" e "non ci sarà alcuna conseguenza per i consumatori" ha assicurato l'amministratore delegato di Edison, Umberto Quadrino, convinto che "la risoluzione delle divergenze tra Russia e Ucraina avverrà in tempi brevi".

Il nucleare e le altre fonti. Stamattina Scajola aveva parlato della crisi anche a Panorama del giorno, su Canale 5: "E' una crisi difficile ma garantiremo gas e energia alle imprese e alle famiglie. Abbiamo riserve per due mesi". In televisione il ministro ha ribadito che l'Italia ha bisogno di "rinnovare le politiche energetiche e di diversificare le fonti di approvvigionamento". "Il nucleare è sempre meno rimandabile - ha affermato - Entro la fine della legislatura poseremo la prima pietra di una centrale nucleare in Italia". Scajola ha ricordato anche che nel provvedimento sullo sviluppo "già approvato alla Camera e ora in discussione al Senato è prevista la revisione della clausola che, d'accordo con la regione Veneto, permetterà di riprendere le estrazione in Adriatico". Per il ministro, tra Adriatico, Basilicata e altre regioni "abbiamo sotto i piedi riserve energetiche per 100 miliardi".

Incontri e telefonate tra le parti. Nella notte, a sorpresa, i vertici del gigante russo Gazprom e della compagnia ucraina Naftogaz si sono incontrati a Mosca per cercare di risolvere la crisi. Lo hanno riferito le agenzie di stampa russe, senza rivelare dettagli. Ieri sera, prima dei colloqui, c'è stata anche una telefonata fra il presidente ucraino Yushenko e il russo Medvedev, in cui l'esponente del Cremlino ha ribadito che Mosca è disponibile a riaprire le trattative, ma Kiev deve accettare "un prezzo di mercato, simile a quello praticato ai Paesi europei. Niente sconti o benefici".

(8 gennaio 2009)

 

 

 

 

LA CRONOLOGIA

Guerra del gas tra Russia e Ucraina

Il contenzioso dal 2006 a oggi

ROMA - La "guerra del gas" tra Russia e Ucraina, che si è riaperta in questi giorni, è in corso da diversi anni. La crisi più grave, nel gennaio 2006. Da allora altri contrasti tra i due vicini ex sovietici, fino allo scontro di questi giorni. Le ripercussioni si sentono anche in Europa, Italia compresa, dal momento che l'80% del gas russo diretto verso l'Europa (un quarto dell'approvvigionamento dell'Unione), passa dal territorio di Kiev. Ecco una cronologia di quello che è accaduto finora.

1 gennaio 2006. Il colosso energetico russo Gazprom taglia le forniture all'Ucraina, dopo mesi di contenzioso sul prezzo del gas venduto a Kiev: Gazprom vuole farlo passare da 50 dollari a 230 dollari per 1.000 metri cubi. Il taglio causa una riduzione del flusso di gas verso diversi Paesi europei. La compagnia controllata dal Cremlino accusa l'Ucraina di aver "prelevato illegalmente" il gas destinato all'Europa. Kiev smentisce. Il 4 gennaio, un accordo tra Gazprom e la società ucraina Naftogaz fissa il prezzo a 230 dollari, consentendo però all'Ucraina di pagarlo 95 dollari, mescolandolo con il gas dell'Asia centrale che transita in Russia.

2 ottobre 2007. Gazprom minaccia di ridurre le sue forniture se Kiev non salda entro fine ottobre un debito da 1,3 miliardi di dollari. Il gesto di Mosca viene letto come un tentativo di ostacolare la formazione di un governo filo-occidentale, visto che arriva all'indomani delle elezioni politiche ucraine. Il 9 ottobre Gazprom e Kiev raggiungono un accordo.

4 marzo 2008. Gazprom dimezza le forniture all'Ucraina. Il 13 marzo un accordo illustra il problema del debito ucraino per il gas ricevuto a gennaio-febbraio, il prezzo del metano per il 2008 e il futuro meccanismo di consegna all'Ucraina.

2 ottobre 2008. Firmato un protocollo d'intesa tra Mosca e Kiev per passare gradualmente a un prezzo di mercato.

20 novembre 2008. Mosca esige che Kiev saldi il suo debito con Gazprom, valutato in 2,4 miliardi di dollari.

22 novembre 2008. Gazprom minaccia di sospendere le sue consegne dal primo gennaio 2009, se non si arriva a un accordo su un nuovo contratto.

4 dicembre 2008. Il primo ministro russo Vladimir Putin minaccia di ridurre le forniture di gas in caso di mancato pagamento da parte di Kiev o di prelievo illegale di gas. Il presidente ucraino Viktor Yushchenko assicura che il Paese pagherà tutti i suoi acquisti di gas e garantisce che il transito verso l'Europa è "sicuro".

30 dicembre 2008. L'Ucraina sostiene di aver pagato il suo debito per il gas consegnato a novembre e dicembre: una cifra pari a 1,5 miliardi di dollari. Ma i russi chiedono il pagamento di altri 614 milioni di dollari per le penali.

31 dicembre 2008. La società pubblica ucraina Naftogaz annuncia che non verserà altro denaro per quest'anno. Gazprom accusa Kiev di "ricatto", sostenendo che l'Ucraina avrebbe minacciato di confiscare il gas russo diretto in Europa, in caso di riduzione delle forniture.

1 gennaio 2009. Gazprom annuncia la sospensione dell'approvvigionamento di gas all'Ucraina a partire dalle 10 del mattino (le 8 in Italia). Gazprom e Naftogaz garantiscono però le forniture di gas all'Unione Europea.

5 gennaio 2009. Il premier russo Vladimir Putin ordina di ridurre di 65,3 milioni di metri cubi le forniture di gas destinate all'Europa che passano attraverso l'Ucraina. L'obiettivo è "scoraggiare" le sottrazioni da parte di Kiev.

6 gennaio 2009. La crisi russo-ucraina si allarga: interruzione del flusso del gas russo in diversi Paesi europei. La Commissione Europea giudica la situazione "totalmente inaccettabile". L'Ucraina annuncia la ripresa dei negoziati a Mosca l'8 gennaio.

(6 gennaio 2009)

 

 

L'UNITA'

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2009-01-08

Guerra del gas, Mosca 'pronta a riattivare le forniture di gas all'Europa'

La Russia è pronta a riprendere le forniture di gas all'Europa tramite l'Ucraina non appena la commissione di osservatori inviata dall’Unione europea arriverà sul posto , probabilmente già domani: lo ha confermato il presidente di Gazprom, Alexei Miller (nella foto), dopo un incontro a Bruxelles con i vertici delle istituzioni europee (Parlamento e Commissione). L'intervento dell'Ue ha fatto seguito a un faccia a faccia tra gli ad di Naftogaz e Gazprom avvenuto prima della partenza per Bruxelles, e ha segnato la ripresa delle trattative tra Mosca e Kiev.

La "guerra del gas" era scoppiata il primo dell’anno, con la sospensione delle forniture russe all’Ucraina, ed è culminata tra martedì e mercoledì, con il blocco quasi totale dei rifornimenti a tutta Europa deciso dal colosso russo del gas.

"Il nostro accordo con l’Ue – ha spiegato Miller - è che non appena la missione sarà dispiegata in Ucraina e avrà accesso alle strutture di trasporto, noi riprenderemo le forniture all'Europa". Il volume di gas sarà ripristinato "al 100%", ha quindi rassicurato il numero uno di Gazprom.

La commissione di osservatori Ue che verrà inviata in Ucraina per monitorare il transito di gas russo comprenderà anche i rappresentanti delle aziende energetiche europee clienti di Gazprom, ha spiegato Miller. Gazprom ha già inviato una lettera ai suoi clienti europei invitandoli a partecipare alla missione Ue e ha annunciato che dieci di queste hanno già risposto favorevolmente. Il presidente dell'azienda russa ha aggiunto che oltre alle compagnie europee nella missione saranno presenti i rappresentanti dei Ministeri dell'Energia russo e ucraino e della Commissione europea.

L'idea di inviare una missione di osservatori Ue in Ucraina per monitorare il transito di gas russo è stata lanciata ieri dal cancelliere tedesco Angela Merkel durante una conversazione telefonica con il primo ministro russo, Vladimir Putin, ha rivelato Miller, precisando che Mosca "sostiene pienamente questa iniziativa".

Quanto bisognerà attendere affinché il flusso venga ripristinato totalmente? Naftogaz, la società controparte ucraina, ha reso noto che avrà bisogno di 36 ore al massimo per far arrivare i rifornimenti agli Stati membri. Il presidente della compagnia Oleg Dubina, che è intervenuto alla riunione straordinaria della commissione relazioni esterne del Parlamento europeo, ha dichiarato: "Vorrei rassicurarvi tutti: perchè il gas russo passi per l'Ucraina abbiamo bisogno di 36 ore, e gli specialisti di Naftogaz e di Gazprom potranno forse anche accorciare questi tempi. Siamo pronti a fare tutto il possibile per questo, e chiederemo ai russi di aprire i punti di traffico. Dal momento in cui arriverà il primo metro cubo di gas russo - ha concluso il presidente di Naftogaz - lo trasferiremo verso la Bulgaria".

08 gennaio 2009

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-01-08

Crisi del gas, salta l'accordo.

Mosca: "Solo osservatori russi"

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8 gennaio 2008

Un centinaio le centrali a metano in Italia

Depositi e consumi di metano

RADIO24- ANALISI / Tabarelli: tra una decina di giorni l'Italia dovrà ricorrere ad altri combustibi

Stock sotterranei al top nella Ue

MAPPA / I principali gasdotti dalla Russia

 

"Non posso dire quando riprenderanno le forniture russe". È quanto ha ammesso il commissario Ue all'Energia Andris Piebalgs, dopo una giornata di incontri a Bruxelles con i vertici di Gazprom e Naftogaz in cui non è stato possibile trovare un accordo sulla composizione della missione internazionale da inviare in Ucraina per monitorare il transito di gas.

Piebalgs ha indicato che Gazprom insiste sulla presenza di osservatori russi per riaprire i rubinetti, mentre Bruxelles e Kiev avevano trovato un accordo su una missione composta esclusivamente da personale Ue.

"Siamo delusi da questa posizione della Russia. La parte russa non ha alcun motivo di respingere questa proposta e di non riprendere le forniture di gas verso i Paesi dell'Ue" ha detto il ministro dell'Energia ceco, Martin Riman, che in rappresentanza della presidenza di turno Ue ha condotto i colloqui insieme a Piebalgs.

"Nella peggiore delle ipotesi - ha dichiarato Putin - se Gazprom e la controparte ucraina non raggiungeranno un accordo, per la Russia non è un dramma: i suoi consumatori il gas lo hanno. Ma per Gazprom sarebbe un danno serio, e sarebbe portata a orientarsi verso i mercati centro-asiatici e costruire un oleodotto per la Cina" ha detto il presidente russo Vladimir Putin in una conferenza stampa. Precisando comunque che all'Europa andrebbe il futuro gas dei giacimenti di Stokman.

 

 

 

 

 

Kiev: sì agli osservatori Ue.

Spiragli per l'uscita dalla crisi

8 gennaio 2008

Crisi del gas, mediazione Ue L'Italia attinge alle scorte

Un centinaio le centrali a metano in Italia

Depositi e consumi di metano

RADIO24- ANALISI / Tabarelli: tra una decina di giorni l'Italia dovrà ricorrere ad altri combustibi

Stock sotterranei al top nella Ue

ANALISI / Una crisi che si ripercuote anche sulle nostre tasche (di Roberto Capezzuoli)

MAPPA / I principali gasdotti dalla Russia

Medvedev all'Europa: "Non date la colpa a Gazprom"

 

Il governo di Kiev ha raggiunto un accordo tra la Commissione Europea e la Presidenza ceca dell'Ue sull'invio di osservatori in Ucraina per monitorare il transito di gas russo. Lo ha annunciato il vice-premier ucraino Hryhoriy Nemyria in un punto stampa al Parlamento europeo di Bruxelles, dopo un incontro con il commissario Ue all'energia Andris Piebgals. Giaà da venerdì 9 gennaio quindi le forniture di gas dalla Russia dovrebbero riprendere. "Il nostro accordo con l'Unione europea è che quando gli osservatori arriveranno in Ucraina e avranno accesso ai siti interessati, noi riprenderemo immediatamente le forniture di gas verso l'Europa, al cento per cento" ha detto il numero uno di Gazprom, Aleksei Miller, al termine dell'incontro con il presidente del Parlamento europeo Hans-Geert Pottering. "Vogliamo una soluzione subito e siamo pronti ad inviare gli osservatori che dovrebbero partire oggi se possibile" ha dichiarato poi quest'ultimo al termine dell'incontro. Al vertice partecipava anche il Commissario per l'Energia Andris Piebalgs, il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso. Miller e Oleg Dubina, presidente dell'ucraina Naftogaz hanno però già avuto un incontro a sorpresa a Mosca nella notte.

In Italia intanto cresce il ricorso agli stoccaggi di gas, per far fronte al blocco delle forniture dalla Russia. Oggi il metano immesso sulla rete di trasporto di Snam Rete Gas e prelevato dagli stoccaggi è salito a 186,6 milioni di metri cubi, con un rialzo del 17% rispetto ai 159,5 milioni di ieri. Il dato, secondo quanto emerge dal bilancio del gas trasportato pubblicato da Snam, supera quello delle importazioni, comunque aumentate dai 164 milioni di metri cubi di ieri a 168,9 milioni. La produzione nazionale è fissa a 23,9 milioni di metri cubi. Il gas complessivamente immesso sulla rete cresce da 347 a 379 milioni di metri cubi.

 

 

Kiev: sì agli osservatori Ue.

Spiragli per l'uscita dalla crisi

8 gennaio 2008

Crisi del gas, mediazione Ue L'Italia attinge alle scorte

Un centinaio le centrali a metano in Italia

Depositi e consumi di metano

RADIO24- ANALISI / Tabarelli: tra una decina di giorni l'Italia dovrà ricorrere ad altri combustibi

Stock sotterranei al top nella Ue

ANALISI / Una crisi che si ripercuote anche sulle nostre tasche (di Roberto Capezzuoli)

MAPPA / I principali gasdotti dalla Russia

Medvedev all'Europa: "Non date la colpa a Gazprom"

 

Il governo di Kiev ha raggiunto un accordo tra la Commissione Europea e la Presidenza ceca dell'Ue sull'invio di osservatori in Ucraina per monitorare il transito di gas russo. Lo ha annunciato il vice-premier ucraino Hryhoriy Nemyria in un punto stampa al Parlamento europeo di Bruxelles, dopo un incontro con il commissario Ue all'energia Andris Piebgals. Giaà da venerdì 9 gennaio quindi le forniture di gas dalla Russia dovrebbero riprendere. "Il nostro accordo con l'Unione europea è che quando gli osservatori arriveranno in Ucraina e avranno accesso ai siti interessati, noi riprenderemo immediatamente le forniture di gas verso l'Europa, al cento per cento" ha detto il numero uno di Gazprom, Aleksei Miller, al termine dell'incontro con il presidente del Parlamento europeo Hans-Geert Pottering. "Vogliamo una soluzione subito e siamo pronti ad inviare gli osservatori che dovrebbero partire oggi se possibile" ha dichiarato poi quest'ultimo al termine dell'incontro. Al vertice partecipava anche il Commissario per l'Energia Andris Piebalgs, il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso. Miller e Oleg Dubina, presidente dell'ucraina Naftogaz hanno però già avuto un incontro a sorpresa a Mosca nella notte.

In Italia intanto cresce il ricorso agli stoccaggi di gas, per far fronte al blocco delle forniture dalla Russia. Oggi il metano immesso sulla rete di trasporto di Snam Rete Gas e prelevato dagli stoccaggi è salito a 186,6 milioni di metri cubi, con un rialzo del 17% rispetto ai 159,5 milioni di ieri. Il dato, secondo quanto emerge dal bilancio del gas trasportato pubblicato da Snam, supera quello delle importazioni, comunque aumentate dai 164 milioni di metri cubi di ieri a 168,9 milioni. La produzione nazionale è fissa a 23,9 milioni di metri cubi. Il gas complessivamente immesso sulla rete cresce da 347 a 379 milioni di metri cubi.

 

 

 

 

 

Medvedev all'Europa: "Crisi grave

ma non date la colpa a Gazprom"

6 gennaio 2009

Il vice presidente di Gazprom, Aleksandr Medvedev, non esclude che in Occidente ci sia chi potrebbe strumentalizzare l'attuale crisi del gas tra Mosca e Kiev e usarla contro la Russia. "Alcuni ambienti sono ancora una volta pronti a sollevare la carta del gas contro Gazprom e contro la Russia", ha suggerito Medvedev in conferenza stampa a Londra, secondo Ria Novosti.

Il top manager però - impegnato in un tour europeo che mira a migliorare l'immagine del colosso dell'oro blu all'estero - ha sottolineato che non vi è alcun motivo per accusare Gazprom e la Russia di questa situazione. Per poi ricordare che l'interruzione di forniture in transito attraverso l'Ucraina verso l'Europa nei primi mesi del 2006 ha creato una immagine negativa della società e della Russia nel suo complesso. "Ma abbiamo imparato la lezione ... abbiamo istituito una linea diretta con l'Unione europea e i governi dei principali paesi europei, in modo da essere in grado di spiegare le nostre azioni e le motivazioni dietro a queste", ha concluso.

Un rappresentante della presidenza ceca dell'Unione europea, il ministro dell'Industria Martin Riman, incontrerà intanto oggi a Berlino proprio Medvedev presso l'ambasciata ceca per discutere del conflitto del gas tra Kiev e Mosca e che rischia di lasciare al freddo anche i clienti dell'Europa occidentale, dopo il taglio delle forniture russe all'Ucraina. Lo si apprende da fonte diplomatica.

Questa mattina Medvedev aveva dichiarato che l'Europa sarà in grado di ricevere il gas russo, nonostante la crisi tra Mosca e Kiev e la forte riduzione delle forniture all'Ucraina. "Crediamo di potere far fronte alla situazione, senza andare a intaccare il nostro sistema di trasporto o la produzione di gas", ha sottolineato Medvedev.

Il top manager ha ammesso che l'attuale crisi è un evento senza precedenti nella storia del mercato del gas. "Dobbiamo affrontare questa sfida insieme ai nostri partner europei. Si tratta di assoluta irresponsabilità da parte di un paese attraverso il quale passa l'80% delle forniture destinate all'Europa", ha detto. Il vice presidente di Gazprom ha inoltre sottolineato che per capire come l'Ucraina agisce, basta guardare la quantità di gas immesso verso Kiev dalla Russia e la quantità in uscita verso i paesi europei. "Siamo ostaggi della situazione, non possiamo fare nulla", ha chiosato.

Secondo i calcoli di Gazprom dalle 10 del 4 gennaio alle 10 di oggi, dalla Russia sono stati inviati nel sistema di trasmissione volumi pari a 303 milioni di metri cubi di gas in entrata. In uscita si registra un totale 268 milioni di metri cubi: 35 milioni di metri cubi sono quindi scomparsi. Se aggiungiamo a questi volumi i 25 milioni di metri cubi persi dalla società RosUkrEnergo, la conseguente carenza nelle forniture destinate all'Europa è di 60 milioni di metri cubi.

 

 

 

 

 

Crisi del gas, mediazione Ue

L'Italia utilizza le scorte

7 gennaio 2009

(Epa)

Scaroni: "Siamo sereni per le prossime settimane"

Un centinaio le centrali a metano in Italia

Depositi e consumi di metano

RADIO24- ANALISI / Tabarelli: Tra una decina di giorni l'Italia dovrà ricorrere ad altri combustibi

Gas, Mosca taglia le forniture. A secco Ungheria e Bosnia. L'Eni: flusso ridotto del 90%

Stock sotterranei al top nella Ue

MAPPA / I principali gasdotti dalla Russia

ANALISI

Una crisi che si ripercuote anche sulle nostre tasche (di Roberto Capezzuoli)

Radio24/ Dietro la nuova crisi del gas

Medvedev all'Europa: "Non date la colpa a Gazprom"

Boom per il ricorso agli stoccaggi di gas in Italia in seguito alla crisi fra Ucraina e Russia che ha comportato il blocco dell'import verso l'Italia. L'utilizzo delle riserve è infatti cresciuto del 57% in un solo giorno, passando dai 101,6 milioni di metri cubi di ieri a 159 milioni. Sono i dati che emergono dalle comunicazioni giornaliere di Snam Rete Gas relative al bilancio del gas trasportato sulla rete giornaliera, che fanno riferimento al "giorno gas", che decorre dalle 6 del mattino precedente alle 6 della giornata odierna. Situazione critica, quindi.

Per questo il Ministero dello sviluppo economico ha disposto la pubblicazione urgente sulla Gazzetta ufficiale del decreto che consentirà di massimizzare sin dai prossimi giorni gli approvvigionamenti dagli altri Paesi fornitori (Algeria, Libia, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna)". Dalla massimizzazione delle forniture provenienti dagli altri Paesi (soprattutto dal Nord Africa), il ministero si aspetta inoltre un incremento delle esportazioni extra-Russia per circa 20 milioni di metri cubi a partire dalla prossima settimana.

Intanto il presidente della compagnia del gas ucraina Naftogaz Oleg Dubina sarà domani a Bruxelles con l'obiettivo di incontrare il numero uno di Gazprom Alexsej Miller. Lo rende noto l'ufficio stampa di Naftogaz. Il premier russo Vladimir Putin ha ordinato mercoledì mattina il blocco totale delle forniture all'Ucraina, mentre l'Unione Europea tenta una mediazione. Mirek Topolanek, premier della Repubblica Ceca, paese che detiene il semestre di presidenza dell'Ue, ha dichiarato che Bruxelles è pronta a inviare una squadra di tecnici composta da osservatori internazionali per monitorare il flusso di gas russo attraverso l'Ucraina. Sia Mosca che Kiev si sono dette disponibili.

Topolanek ha anche dichiarato che se le forniture di gas russo all'Europa "non saranno ripristinate entro domani, ci sarà un intervento più deciso dell'Ue". Lo stesso presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso ha definito "inaccettabili il fatto che le forniture verso l'Europa siano state fatte ostaggio" nella disputa tra Mosca e Kiev. In Italia, il Ministro dello Sviluppo economico Scajola ha convocato il Comitato di emergenza sul gas per fare il punto sulla situazione determinatasi con il contenzioso Russia-Ucraina, che sta creando difficoltà agli approvvigionamenti di gas russo in tutta Europa. Compreso il nostro Paese: da questa mattina, fa sapere l'Eni, ha registrato "una sostanziale interruzione del gas proveniente dal gasdotto Tag" dalla Russia.

Scambio di accuse tra Mosca e Kiev

"La Russia ha fermato tutto il transito per l'Ucraina - dichiara nelle prime ore della mattinata il portavoce della compagnia Valentin Zemlianski - lasciando l'Europa senza gas". Affermazione contestata da Gazprom, che sostiene di avere ulteriormente ridotto l'invio di gas, di altri 21 milioni di metri cubi, ma nega il blocco completo. Per il numero due della società russa, Alexandr Medvedev anzi, è stata l'Ucraina a chiudere l'ultimo dei quattro gasdotti che trasportano il metano russo verso l'Europa. Lo stesso Medvedev poi mette in guardia contro i rischi di "seri problemi tecnici"se i gasdotti rimarranno chiusi, soprattutto "con queste condizioni meteorologiche. "Non possiamo farlo, la chiusura può avvenire solo dalla parte russa, è tecnicamente impossibile", ribatte Valentin Zemljansky, portavoce di Naftogaz (la controparte ucraina). "La Russia ha scelto la via del ricatto" aggiunge. La società riprenderà i negoziati con Gazprom, ma l'Ucraina pensa che a questo punto sia imprescindibile un intervento europeo. "L'Europa deve affrontare la questione direttamente con i russi" ribadisce il portavoce di Naftogaz da Kiev.

Forniture ferme nell'Europa dell'Est

Le prime conseguenze dirette hanno iniziato a farsi sentire poche ore dopo lo stop. L'Austria ha denunciato la totale interruzione dei flussi dalla Russia. Fino a ieri, martedì 6 gennaio, arrivava nel Paese il 10% della normale quantità di gas russo prevista per il fabbisogno nazionale. Altri stati dell'est europeo hannp confermato il blocco totale da questa mattina delle forniture di gas russo: Romania, Repubblica Ceca e Turchia. L'Ungheria ha imposto limiti all'utilizzo del gas da parte delle industrie del paese, mentre l'aeroporto di Budapest ha costretto a sostituire al gas il petrolio come combustibile per il riscaldamento.

Per quanto riguarda l'Italia, il presidente dell'Eni, Paolo Scaroni, ha assicurato che "possiamo guardare alla crisi in corso e alle sue ripercussioni sulla sicurezza energetica dell'italia con serenità, sempre sperando che la disputa venga risolta a breve". A breve appunto. Le nostre scorte garantiscono autonomia per alcune settimane. Ma non è escluso che i primi problemi possano presentarsi già tra 10 giorni. Come sottolinea a Radio 24 Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia che avverte: "Se la situazione non si sblocca in una settimana si dovrà interrompere le forniture alle centrali elettriche, obbligandole ad usare altri combustibili". Il ministro Claudio Scajola ha firmato un decreto per massimizzare le importazioni da Algeria, Libia, Paesi bassi e ha insediato un comitato di crisi con tutti gli operatori del settore. "Non vogliamo pagare il prezzo di una disputa tra i due paesi. Abbiamo un contratto che deve essere rispettato, e la Russia confermerà gli impegni presi" ha detto in una intervista a Liberomercato

Perché è scoppiata la "guerra del gas" tra Russia e Ucraina

La disputa in atto tra Mosca e Kiev, riguarda il prezzo del gas. L'Ucraina infatti ritiene eccessive le tariffe praticate. Gazprom, colosso russo del Gas controllato dallo Stato, da parte sua pretende il pagamento dei debiti arretrati e non è disposta a cedere sul prezzo. Nessun accordo quindi è stato raggiunto. Per questo motivo Mosca, che tra le altre cosa accusa Kiev di "rubare il gas diretto in Europa", ha deciso di tagliare le forniture. Il problema però coinvolge direttamente anche l'Europa (di cui Mosca è il principale fornitore). La via principale attraverso cui passa il gas diretto nel Vecchio Continente infatti è proprio l'Ucraina. Gazprom ha sempre assicurato che, anche in caso di tagli, le forniture sarebbero state garantite attraverso canali alternativi: la Bielorussia, la Polonia, e nel Blue Stream (un gasdotto che collega Russia e Turchia passando sotto il Mar Nero). E proprio sulle vie alternative che punta Mosca. Come spiega ad Apcom una fonte interna di Gazprom: "Per noi sono "assolutamente necessarie" nuove rotte del metano che permettano all'oro blu russo di raggiungere l'Europa "direttamente" e "senza Paesi di transito" capaci di mettere in serio pericolo le forniture. Il riferimento è ai progetti North Stream o South Stream che il colosso russo sta progettando per ampliare la propria rete di fornitura. (A cura di Andrea Franceschi)

 

 

 

 

Una crisi che si ripercuote anche sulle nostre tasche

di Roberto Capezzuoli

6 gennaio 2009

La crisi del gas naturale russo si aggrava di ora in ora. La situazione "morde" anche l'Italia, benché le scorte italiane siano adeguate, secondo le dichiarazioni del ministro Scajola, a soddisfare alcune settimane di consumi.

Di fatto, al nostro Paese stanno arrivando dalla russa Gazprom solo 7 dei 45 milioni di metri cubi richiesti per la giornata festiva (la domanda in una giornata normale è di 60 milioni). Peggio sta andando a Paesi che non hanno adeguate alternative da attivare rapidamente. Segnali di disagio o preavvisi di interruzioni nell'erogazione si avvertono in Polonia, in Austria, in Germania, nei Balcani.

Gazprom e Naftogaz, l'ente ucraino che gestisce il gasdotto, si palleggiano le responsabilità delle interruzioni. Per la società russa, si tratta di una mossa di Kiev per ottenere un sostegno europeo alle proprie rivendicazioni, miranti a ottenere forniture a prezzo agevolato. Per l'Ucraina, è un blocco unilaterale russo, adottato con la scusa delle "sottrazioni" di metano che sarebbe destinato all'estero, ma che verrebbe invece dirottato verso la rete interna, grazie alle valvole e alle centrali di pompaggio che servono a garantire la pressione di esercizio e che sono situate in territorio ucraino.

La situazione è simile a quella già vista all'inizio del 2006. Le scorte italiane sono oggi più tranquillizzanti, ma la durata della crisi rischia di essere superiore a quella già sperimentata. Per l'Italia si tratta quindi di accelerare gli arrivi da altri fornitori, come Algeria, Libia, Norvegia, Olanda e Gran Bretagna. Si tratta anche di valutare se sia possibile aumentare l'afflusso di metano russo da gasdotti alternativi, che non passino in territorio ucraino.

Purtroppo le notizie dell'inasprirsi della crisi russo-ucraina si stanno riflettendo sul mercato del petrolio, già in recupero a causa dei tagli produttivi Opec e del conflitto in Palestina (che non coinvolge nessun pozzo petrolifero, ma peggiora sensibilmente il dialogo tra i produttori arabi e i consumatori occidentali). Poiché il prezzo del gas, nei contratti italiani di fornitura di lungo periodo, è ancorato a quello del greggio, c'è da aspettarsi che i nostri acquisti si rivelino meno economici di quanto si poteva sperare fino a qualche giorno orsono.

 

 

 

 

Un centinaio le centrali a metano in Italia

di Jacopo Giliberto

8 Gennaio 2009

Le grandi "saracinesche" che si sono chiuse lungo le condutture russe, e che hanno interrotto il flusso di metano verso l'Europa, mettono in difficoltà anche le centrali elettriche. Qualche anno fa erano rarità, ammirate per l'efficienza altissima e l'inquinamento modesto rispetto alle centrali a petrolio; oggi le centrali a ciclo combinato sono lo standard italiano, ma anche nel resto d'Europa. In Italia si conta un centinaio di grandi impianti a metano e ogni giorno bruciano più di 100 milioni di metri cubi di metano. Nel 2007 le centrali avevano divorato 34 miliardi di metri cubi di gas sugli 84 bruciati dall'Italia.

Ottimismo e stoccaggi

Ieri l'impianto dell'Eni al passo del Tarvisio, dalle cui tubazioni ogni giorno entrano in Italia tra gli 80 e i 90 milioni di metri cubi di metano in altissima pressione, è rimasto all'asciutto. Senza metano siberiano, per alimentare le centrali a gas – pulite, con rendimenti da primato – ora si deve fare ricorso anche agli stoccaggi. Il 6 gennaio la Stogit ha estratto dagli otto depositi dell'Eni circa 159 milioni di metri cubi, invece del 101 previsti. Ci sono scorte per tre settimane abbondanti, se il clima rimarrà mite dal punto di vista delle temperature (i meteorologi non temono le nevicate, tipiche di temperature meno rigide, bensì le giornate di splendente sole invernale, assai più gelide). Le baruffe tra Kiev e Mosca finiranno ben prima degli stoccaggi e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rassicura che "possiamo stare tranquilli" pur non avendo sentito al telefono – ha amesso il premier – il suo amico Putin. Stamane il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, coordinerà un incontro tecnico insieme con le aziende energetiche.

 

 

I sovraccosti elettrici

Modesto l'effetto-Ucraina per le centrali a gas dell'Enel, che si alimenta soprattutto dall'Algeria. L'Enel inoltre ha ancora diverse centrali che possono bruciare a scelta o gas o olio combustibile petrolifero: quindi la società ha spento in alcuni impianti l'alimentazione a gas per usare il petrolio. Modesto l'effetto anche per l'Edison.

Chi produce corrente elettrica bruciando il gas dei preziosi depositi sotterranei però deve pagare una sanzione salatissima. Sanzione che poi viene schiaffata sulle tariffe elettriche, com'era accaduto durante i bisticci tra Russia e Ucraina del gennaio 2006. Per questo motivo Paolo Landi, presidente dell'associazione Adiconsum, avverte che "i costi delle eventuali misure di emergenza non possono ricadere sui consumatori", i quali "solo da poco hanno finito di pagare nella bolletta elettrica quelli della analoga crisi di due anni fa". L'Adiconsum chiede che questi oneri "debbono essere a carico di chi ha la responsabilità dell'emergenza". Chi? Landi risponde alla domanda con un'altra domanda: "Quali penali prevedono i contratti di Eni con Gazprom in caso di interruzione della fornitura di gas o di riduzione delle quantità concordate?"

L'incentivo a rischio

Per ridurre i rischi di un'Italia che marcia a tutto gas il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, insiste sul nucleare. Ribattono gli ecologisti che "con quattro megacentrali atomiche Epr di terza generazione evoluta, da 1.600 megawatt ciascuna, risparmieremmo appena nove miliardi di metri cubi di gas all'anno" (Vittorio Cogliati Dezza, Legambiente) e che "l'uranio, per le stime delle organizzazioni internazionali, durerà solo per alcuni decenni e come tutti sanno non si trova di certo in Italia" (Grazia Francescato, Verdi). Piuttosto (Ermete Realacci, Pd) il Governo dovrebbe ripristinare gli incentivi del 55% destinati a chi spende per ridurre gli sprechi energetici della sua casa.

L'incentivo, introdotto dal Governo Prodi, era stato un vero successo e aveva portato a un boom di ristrutturazioni per ridurre consumi ed emissioni di anidride carbonica delle case. Da tempo la Confindustria chiede che anche il settore residenziale investa per ridurre le emissioni, e questa misura aveva anche fatto riportare sotto l'ombrello dell'Iva un gran numero di lavori che in precedenza erano "in nero".

Battibecchi adriatici

Un'altra risorsa potrebbe venire da iter più veloci per autorizzare la costruzione dei contrastatissimi rigassificatori e la posa di nuovi gasdotti. È la proposta del deputato Maurizio Bernardo (Pdl) e sostenuta da Stefano Saglia, presidente della commissione Lavoro alla Camera. Saglia però tocca un tasto delicatissimo: "L'Italia potrebbe contare su 40-50 miliardi di metri cubi di gas da utilizzare come un enorme stoccaggio nei momenti critici come quello attuale. In Adriatico, ad esempio, abbiamo riserve importanti non utilizzate". Anche Erminio Quartiani (Pd) propugna l'estrazione di quel metano.

Quei giacimenti nel golfo di Venezia, non lontani dalla laguna, davanti al delta del Po, a un passo dalla fragilissima Chioggia, sono però un argomento di altissima sensibilità per i veneti, i quali non vogliono sentirne parlare. A cominciare dalla Regione, saldamente contraria all'estrazione e altrettanto saldamente di centrodestra.

 

 

 

 

Kiev: sì agli osservatori Ue.

Spiragli per l'uscita dalla crisi

8 gennaio 2008

Crisi del gas, mediazione Ue L'Italia attinge alle scorte

Un centinaio le centrali a metano in Italia

Depositi e consumi di metano

RADIO24- ANALISI / Tabarelli: tra una decina di giorni l'Italia dovrà ricorrere ad altri combustibi

Stock sotterranei al top nella Ue

ANALISI / Una crisi che si ripercuote anche sulle nostre tasche (di Roberto Capezzuoli)

MAPPA / I principali gasdotti dalla Russia

Medvedev all'Europa: "Non date la colpa a Gazprom"

 

Il governo di Kiev ha raggiunto un accordo tra la Commissione Europea e la Presidenza ceca dell'Ue sull'invio di osservatori in Ucraina per monitorare il transito di gas russo. Lo ha annunciato il vice-premier ucraino Hryhoriy Nemyria in un punto stampa al Parlamento europeo di Bruxelles, dopo un incontro con il commissario Ue all'energia Andris Piebgals. Giaà da venerdì 9 gennaio quindi le forniture di gas dalla Russia dovrebbero riprendere. "Il nostro accordo con l'Unione europea è che quando gli osservatori arriveranno in Ucraina e avranno accesso ai siti interessati, noi riprenderemo immediatamente le forniture di gas verso l'Europa, al cento per cento" ha detto il numero uno di Gazprom, Aleksei Miller, al termine dell'incontro con il presidente del Parlamento europeo Hans-Geert Pottering. "Vogliamo una soluzione subito e siamo pronti ad inviare gli osservatori che dovrebbero partire oggi se possibile" ha dichiarato poi quest'ultimo al termine dell'incontro. Al vertice partecipava anche il Commissario per l'Energia Andris Piebalgs, il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso. Miller e Oleg Dubina, presidente dell'ucraina Naftogaz hanno però già avuto un incontro a sorpresa a Mosca nella notte.

In Italia intanto cresce il ricorso agli stoccaggi di gas, per far fronte al blocco delle forniture dalla Russia. Oggi il metano immesso sulla rete di trasporto di Snam Rete Gas e prelevato dagli stoccaggi è salito a 186,6 milioni di metri cubi, con un rialzo del 17% rispetto ai 159,5 milioni di ieri. Il dato, secondo quanto emerge dal bilancio del gas trasportato pubblicato da Snam, supera quello delle importazioni, comunque aumentate dai 164 milioni di metri cubi di ieri a 168,9 milioni. La produzione nazionale è fissa a 23,9 milioni di metri cubi. Il gas complessivamente immesso sulla rete cresce da 347 a 379 milioni di metri cubi.

 

 

 

 

Stock sotterranei al top nella Ue

7 gennaio 2009

I trevisani che abitano ai piedi del Montello, tra Giàvera Nervesa Spresiano e Arcade, hanno sotto i loro piedi una delle riserve strategiche dell'Italia, quella di Collalto. È un giacimento non solamente culturale (qui, a Collalto, Giovanni della Casa scrisse il Galateo "overo de' costumi", pubblicato nel 1558; e il conte di Collalto fu negli stessi anni oggetto delle poesie di Gaspara Stampa) ma è anche un giacimento in senso letterale: uno degli stoccaggi dell'Edison. Tra la Stogit (dell'Eni), la più grande aziende europea di stoccaggio, e l'Edison, l'Italia è il Paese Ue con i "magazzini" più grandi di metano.

Magazzini, cioè stoccaggi: vecchi giacimenti di gas che, dopo essere stati svuotati, vengono riutilizzati come serbatoi nascosti e strategici. Dopotutto, i vecchi giacimenti sono a tenuta stagna, visto che hanno conservato il metano per milioni di anni, e sono ben infrastrutturati: quando si estraeva il gas, vi arrivavano le condutture per portare il metano vesto i gasdotti. Oggi quegli stessi tubi portano il gas nel sottosuolo quando la domanda è modesta e lo riestraggono quando la domanda di metano è alle stelle oppure – come accade in questi giorni – quando infiamma la "gastrite" tra Russia e Ucraina.

Il sistema italiano di stoccaggi di metano può contare, il 5 gennaio alle 6 di mattina, su una giacenza di 6,78 miliardi di metri cubi (dato Stogit), pari all'80% di quanto ce n'era ai primi di novembre quando è finito il riempimento delle riserve. Ce n'è abbastanza per resistere a una bella crisi internazionale.

Il 22 dicembre, quando i gasdotti dalla Russia funzionavano a pieno regime, c'erano ancora 7,38 miliardi di metri cubi (87,7% di giacenza rispetto a novembre), con una previsione di arrivare al 31 marzo con giacenze per 2,4 miliardi di metri cubi (il 28,6% rispetto a novembre scorso).

Questi depositi invisibili dell'Eni e dell'Edison lavorano per conto del mercato. Le aziende del gas comprano il metano quando costa poco (per esempio, d'estate quando la domanda bassa raffredda i prezzi), lo immagazzinano nei depositi italiani, e poi ordinano all'Eni di rimetterlo sul mercato quando i gasdotti sono così pieni che non bastano a soddisfare la domanda invernale. Il servizio è pagato con le tariffe fissate dall'Autorità dell'energia, le tariffe più ragionevoli d'Europa.

Le giacenze di metano di proprietà delle compagnie e degli operatori non sono tutte le riserve disponibili. Una quota aggiuntiva di metano è quello riservato allo Stato, cioè la riserva "strategica", fissata per legge. Infine c'è il cosiddetto gas-cuscino, cioè quello che serve creare la pressione necessaria per spingere fuori il metano: il gas-cuscino è intoccabile, perché se venisse estratto il serbatoio diventerebbe un oggetto inutile e smunto.

Alle aziende del gas gli stoccaggi servono moltissimo: l'Edison, la Gaz de France, l'Hera, la Northsurn, la Sorgenia, l'Ital Gas Storage, la Gas Plus, la Geo Stock, l'Enel, l'Acea, la Blugas hanno chiesto di poter trasformare in depositi i vecchi giacimenti vuoti di Bagnolo Mella (Brescia), Cornegliano (Lodi), Cugno Le Macine e Serra Pizzuta (Matera), Poggiofiorito (Chieti), Rivara (Modena), Romanengo e Voltido (Cremona), San Benedetto e Verdicchio (Ascoli), San Potito (Ravenna), Sinarca (Campobasso).

L'Italia dipende più di altri dal metano, che rappresenta il 38% del fabbisogno di energia e ha superato il petrolio tra le fonti. Il motivo è semplice. Le nuove centrali elettriche ad altissima efficienza e a basso inquinamenti bruciano metano. Secondo la direzione energia del ministero dello Sviluppo economico, nel 2007 (i dati del 2008 sono ancora in elaborazione) l'Italia ha consumato 84,89 miliardi di metri cubi e 34,29 sono stati bruciati dalle centrali elettriche (famiglie, commercio e terziario ne hanno bruciati 28 miliardi e l'industria 19 miliardi). A titolo di confronto, nel 2003 le centrali bruciavano 25,7 miliardi di metri cubi mentre la prima voce di consumo erano famiglie e terziario. (J.G.)

 

 

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